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Tra le pietre di un tempio
la polvere cadeva piano.
Eri ferma tra le colonne,
sole addosso, polvere al vento:
non sapevo il tuo nome,
ma avevi il mio stesso tremore.
Nei tuoi occhi c’era un segno,
come un taglio sopra il marmo,
una promessa incisa
secoli fa.
Può cambiare il volto del mondo,
può cambiare anche il mio,
ma la strada sotto i passi
mi riporta sempre a te.
Oltre i secoli, oltre le vite,
ti incontrerò, non so dove.
Ti riconosco dal silenzio
che fa il tuo nome dentro di me.
Oltre i secoli, oltre il dolore,
se ci perdiamo ti cercherò.
Puoi cambiare cielo e destino:
dai tuoi occhi ti ritroverò.
Io ero un giovane soldato
con la pioggia negli stivali,
una lettera nella tasca,
il tuo nome in fondo alla riga.
In un’altra vita, di notte,
in una corte di velluto,
tra i calici e il veleno
mi lasciasti un filo d’oro
nella piega del ventaglio.
Ogni addio lasciava un segno,
ogni guerra ci divideva a metà,
e imparavo a seguire
ciò che il tempo non cancella.
Ti ho aspettata in una piazza,
tra ombrelli e tavolini,
tra i binari della sera
e le voci dei passanti.
Poi sei entrata nella luce,
senza memoria, senza età,
e il rumore della città
ha smesso di respirare.
E se in questa vita ho paura
di arrivare tardi da te,
lascerò un filo d’oro
dentro ogni mio addio.
Se non riconoscerò
la tua voce tra le altre,
dammi solo quel tuo sguardo:
io saprò che sei tu.
Sopra il marmo
resta il segno.
Io lo seguo
fino a te.